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Problema del giorno


CURIOSITA’

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Nel Settecento ebbe vasta fama un automa che strabiliò non poco i giocatori dell’epoca per la sua bravura nel gioco degli scacchi. Esso aveva le sembianze di un Turco seduto dietro una scrivania chiusa sul davanti da tre sportelli e con due cassetti sul fondo.L'automa scacchistico in un disegno dell'epoca Tale automa fu presentato come attrazione spettacolare per la prima volta dal barone von Kempelen e l’esibizione consisteva in due distinte fasi. Nella prima il padrone dell’automa apriva gli sportelli ad uno ad uno per far vedere agli spettatori il complesso sistema di ingranaggi, fili e rotelle che azionavano l’automa, nella seconda invitava qualche astante a sfidare il marchingegno in una partita sulla scacchiera presente sulla scrivania. Inutile specificare che gli sfidanti venivano regolarmente battuti!

La celebrità del “Turco” si diffuse in modo così rapido che alcune posizioni di partite disputate dall’automa furono raccolte ed esaminate in opere di famosi giocatori di quel periodo, come Giovanbattista Lolli ed Ercole Del Rio.

"Il Turco" di Marco Blasutig, 1998L’automa incontrò anche l’interesse di molti personaggi illustri, fra cui quello di Federico II di Prussia, che volle assolutamente acquistare codesta meraviglia meccanica, sborsando una cifra ingente. Fu così che chiaramente venne alla luce l’imbroglio!

In realtà il “Turco” non era altro che un manichino che racchiudeva al suo interno un nano bravissimo nell’arte del Nobil Giuoco, al quale il padrone dell’automa segnalava le mosse effettuate sulla scacchiera della scrivania con un complesso sistema di levette. In questo modo il nano poteva ricostruire la posizione su una piccola scacchiera all’interno del manichino e pertanto azionare il braccio mobile dell’automa per effettuare la mossa di risposta.

Quando il barone von Kempelen scoprì l’imbroglio, il “Turco” finì abbandonato in una cantina. In seguito fu comprato per pochi soldi da Leonardo Maelzel, fratello dell’inventore del metronomo, e portato come attrazione da spettacolo in varie nazioni dell’Europa e, infine, in America, dove rimase distrutto in un incendio a Philadelphia, nel 1854.